‘Fantasticheria’ non è un vero racconto, ma una lettera che Verga immagina di scrivere ad una giovane amica bella, elegante e cosmopolita. La signora, una volta, vedendo dal treno il paese e la spiaggia di Aci-Trezza, colpita dalla sua bellezza, aveva espresso il desiderio di tornarci e di abitarci per un mese. Lei e l’autore della lettera ci erano poi tornati insieme, ma la donna, dopo appena quarantotto ore, ‘stanca di vedere eternamente del verde e dell’azzurro’, era voluta scappare, esclamando: ‘Non capisco come si possa viver qui tutta la vita’. Per l’amico che ora le scrive è fin troppo facile rispondere che per vivere in quel villaggio di povere casupole sgangherate e pittoresche ‘basta non possedere centomila lire di entrata’. C’è un po’ di sarcasmo nei confronti della signora di città, ‘sazia di tutto, persino dell’adulazione’, ‘inebriata di feste e di fiori’, che trascorre la vita ‘in mezzo alle feste ardenti di un eterno carnevale’, e di conseguenza incapace di comprendere la vita dei pescatori di Aci-Trezza. Questo sarcasmo, per la verità, è piuttosto convenzionale e non ha un grande significato di critica sociale; la signora dalle belle calze azzurre e dal manicotto di volpe è usata solo per fare da contrasto alla descrizione veritiera e accorata della vita dei poveri abitanti del villaggio. ‘Fantasticheria’ è una breve rassegna di alcuni di questi personaggi che, nonostante la vita di stenti per i cattivi raccolti, per le burrasche sul mare, per le malattie, rimangono attaccati, come l’ostrica allo scoglio, ai loro quattro sassi, ‘di faccia a quel mare bello e traditore’; e tutti vorrebbero terminare la loro vita sulla terra che li ha visti nascere, nel loro cantuccio accanto al focolare, dove è trascorsa la loro vita di famiglia. Verga ha fatto per i contadini e i pescatori della sua terra quello che Gioachino Belli dice di aver voluto fare per il popolino romano: ‘Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma’. Verga scrive in ‘Fantasticheria’ parole solenni: ‘...il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa e sui sassi che la circondano, mi sembrano cose serissime e rispettabilissime’. In questa vita faticosa e povera, scrive ancora Verga, ci sono tuttavia sentimenti miti e semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione. In questa esistenza elementare persino le irrequietudini della vita elegante e vagabonda potrebbero trovare una pace dolce e serena. Certo qui Verga idealizza la condizione dei suoi personaggi, ma è solo per un attimo, solo perché egli ammira la loro forza di resistenza, e ha saputo capire la fatale necessità che esiste ‘nelle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita’. Nello stesso tempo, però, vede anche le loro debolezze. Quando uno di quegli umili lavoratori, o per imprudenza, o per ambizione di migliorare, o per egoismo, vuole staccarsi dalla sua comunità e girare il mondo, il mondo, come un pesce vorace, se lo ingoia.
domenica 27 settembre 2026
'Fantasticheria' di Giovanni Verga. Da 'Tutte le novelle'. Oscar Mondadori, 1969
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