Nel paese ci sono il quartiere alto e il quartiere basso. Gli abitanti del quartiere alto sono devoti di San Rocco; quelli del quartiere basso, invece, di San Pasquale. ‘Quell’anno i devoti di San Rocco avevano speso gli occhi della testa per fare le cose in grande; era venuta la banda della città, si erano sparati più di duemila mortaretti, e c’era persino uno stendardo nuovo, tutto ricamato d’oro. Tutto ciò urtava maledettamente i nervi ai devoti di San Pasquale’, che reagiscono con insulti e sberleffi. Le legnate cominciano a piovere ‘come pere fradicie’ e il sangue a scorrere a rigagnoli. ‘Certo, andare a dire «viva San Pasquale» sul mostaccio di San Rocco in persona è una provocazione bella e buona; è come venirvi a sputare in casa, o come uno che si diverta a dar dei pizzicotti alla donna che avete sottobraccio’. Compare Nino, contadino, devoto di San Rocco, è fidanzato con Saridda, sorella del conciapelli Turi e devota di San Pasquale. I due prossimi cognati si scambiano pugni ‘che avrebbero accoppato un bue’; e quando gli amici riescono a separarli, Saridda inveisce contro il fidanzato, e per poco non si prendono a ceffoni, ‘come fossero già stati marito e moglie’. Il fidanzamento si rompe e i due ex fidanzati cominciano a sparlare l’uno dell’altra. Lei va dicendo che non lo prenderebbe per marito ‘nemmeno se me lo danno vestito d’oro e d’argento’. Compare Nino, dal canto suo, dichiara: ‘Per me Saridda può far la muffa!’. Gli episodi comici fra le due fazioni continuano, rivelando, però, il sottofondo di motivi concreti che alimentano l’odio dei devoti di San Rocco per quelli di San Pasquale. Questi ultimi, abitanti del quartiere basso, riuscivano a ottenere dal vescovo alcuni privilegi e qualche segno di distinzione, perché essi, che tutti ricordavano senza scarpe ai piedi, ‘s’erano arricchiti come porci, colla nuova industria della concia delle pelli, e a questo mondo si sa che la giustizia si compra e vende come l’anima di Giuda’. Si fanno dei tentativi di pacificazione, e forse una festa si farà. ‘Sangue d’un cane! Che festa vogliono fare, se quest’anno morremo tutti di fame?’, esclamava compare Nino. ‘Sin dal mese di marzo non pioveva una goccia d’acqua, e i seminati, gialli, che scoppiettavano come l’esca, «morivano di sete»’. Si porta in processione San Pasquale in tutte le direzioni, ‘e l’affacciarono sul poggio a benedir la campagna, in una giornata afosa di maggio, tutta nuvoli, una di quelle giornate in cui i contadini si strappano i capelli dinanzi ai campi «bruciati», e le spighe chinano il capo proprio come se morissero’. Ma San Pasquale non fa il miracolo. ‘Nel quartiere alto era una desolazione: una di quelle annate lunghe, in cui la fame comincia a giugno, e le donne stanno sugli usci, spettinate e senza far nulla, coll’occhio fisso’. Compare Nino, per pagare l’affitto della terra che non aveva dato nulla, deve vendere la sua mula.A questa notizia, Saridda, l’ex fidanzata, ‘ si sentì sbollire la collera in un attimo, e mandò in fretta e furia suo fratello Turi, con quei soldi che avevano da parte, per aiutarlo’. Nino rifiuta il denaro, perché, dice, gli restano ancora le braccia per lavorare, e irride l’inutile San Pasquale. Un lato comico di questo dramma è che molti contadini del quartiere alto, devoti di San Rocco, erano andati alla processione di San Pasquale, ‘picchiandosi come asini, e colla corona di spine in capo, per amore del seminato’. Visto che il santo non aveva fatto nulla, ora si sfogavano in improperi. Nel paese arriva anche il colera. Secondo il sogno di una vecchia in odore di santità, sembrava che contro il colera dovesse intervenire San Rocco, ma anche San Rocco non fa niente, come San Pasquale. Quando compare Nino viene a sapere che Saridda si è ammalata, corre alla sua casa e la trova ‘nera e contraffatta’. Nino piange: ‘ci aveva due fontane ai suoi occhi’. Saridda lo guarda con certi occhi infossati ‘che ci voleva la lanterna a trovarli’. Ma la donna guarisce, e guariscono anche il fratello Turi e compare Nino, che a sua volta s’era ammalato. La novella finisce con questi due convalescenti che, scaldandosi al sole, ‘si gettavano in viso l’un l’altro San Rocco e San Pasquale’. In questo breve racconto agrodolce Verga descrive una situazione paesana abbastanza umoristica, senza però perdere di vista la condizione sociale che fa da sfondo a conflitti così ridicoli. Dopo tante battaglie accanite e tante fanciullesche speranze deluse, solo l’arrivo del colera riconcilia un poco gli animi.







