sabato 21 febbraio 2026

Albert Mathiez - Georges Lefebvre. La Rivoluzione francese. Piccola biblioteca Einaudi, 1963

Per uno scrupolo di studente diligente mi sono sorbito con buona volontà le mille pagine di questa storia della Rivoluzione; però, arrivato con fatica a metà dell’opera, mi sono sentito schiacciato dalla pesante erudizione sia di Mathiez che di Lefebvre, che fanno lunghi elenchi di singoli episodi avvenuti in piccole e grandi località dell’immensa provincia francese, con personaggi che appaiono sulla scena solo per un attimo, in applicazione o infrazione di leggi citate ciascuna ogni volta puntigliosamente con la doppia data del calendario rivoluzionario e di quello gregoriano. Mathiez e Lefebvre non trascurano nemmeno di accennare continuamente agli infiniti incontri, conciliaboli, dichiarazioni, simpatie, inimicizie, tradimenti, atti di guerra, ritirate, avanzate, discorsi, incarichi, sostituzioni, ecc. dei tanti personaggi della storia, tutti avvenimenti, doverosamente corredati  dalla doppia data, che passano velocemente davanti agli occhi del lettore come un incomprensibile flusso di coscienza, come il pastone politico di un giornale quotidiano, che fa solo una frettolosa cronaca dei fatti del giorno. Se ogni tre o quattro pagine i due autori non dessero, in poche righe, una sintetica interpretazione di quello che hanno raccontato in minutissimi brevi dettagli, il lettore sarebbe molto  disorientato e avrebbe sprecato completamente il suo tempo e la sua fatica. Nell’ultima pagina di copertina l’editore scrive, con mia meraviglia, che questa è un’opera storica “per molti aspetti insuperata”. Io posso dire che, a mia conoscenza, solo Albert Soboul ha fatto peggio. 

 

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