Per uno scrupolo di studente diligente mi sono sorbito con buona volontà le
mille pagine di questa storia della Rivoluzione; però, arrivato con fatica a
metà dell’opera, mi sono sentito schiacciato dalla pesante erudizione sia di
Mathiez che di Lefebvre, che fanno lunghi elenchi di singoli episodi avvenuti
in piccole e grandi località dell’immensa provincia francese, con personaggi
che appaiono sulla scena solo per un attimo, in applicazione o infrazione di leggi
citate ciascuna ogni volta puntigliosamente con la doppia data del calendario
rivoluzionario e di quello gregoriano. Mathiez e Lefebvre non trascurano nemmeno
di accennare continuamente agli infiniti incontri, conciliaboli, dichiarazioni,
simpatie, inimicizie, tradimenti, atti di guerra, ritirate, avanzate, discorsi,
incarichi, sostituzioni, ecc. dei tanti personaggi della storia, tutti avvenimenti,
doverosamente corredati dalla doppia
data, che passano velocemente davanti agli occhi del lettore come un
incomprensibile flusso di coscienza, come il pastone politico di un giornale
quotidiano, che fa solo una frettolosa cronaca dei fatti del giorno. Se ogni
tre o quattro pagine i due autori non dessero, in poche righe, una sintetica
interpretazione di quello che hanno raccontato in minutissimi brevi dettagli,
il lettore sarebbe molto disorientato e avrebbe
sprecato completamente il suo tempo e la sua fatica. Nell’ultima pagina di
copertina l’editore scrive, con mia meraviglia, che questa è un’opera storica
“per molti aspetti insuperata”. Io posso dire che, a mia conoscenza, solo Albert
Soboul ha fatto peggio.


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