martedì 14 aprile 2026

Junichiro Tanizaki (1886-1965). La chiave. Edizione CDE, 1984

Quest’opera è uno strano romanzo epistolare, fatto dei diari che un marito e una moglie tengono separatamente  e, in apparenza, all’insaputa l’una dell’altro. In realtà ciascuno dei due conosce l’esistenza del diario del coniuge e lo legge furtivamente. La moglie, Ikuko, bella donna di 44 anni, scrivendo nel suo diario anche cose false e inventate, cerca di influenzare il marito, un professore già anziano, e di indirizzarlo secondo i suoi desideri. Questo schema di rapporti, da solo, prescindendo cioè dalla loro natura, non può che svilupparsi con un ritmo incalzante pieno di suspense. Il loro contenuto, poi, è costituito dalla materia effervescente di desideri erotici così furiosi e distruttivi, che il racconto crea inevitabilmente l’attesa di un esito drammatico. In questo quadro moderno, più ristretto e molto più rarefatto, si respira l’aria soffocante del settecentesco “Les liaisons dangereuses” di Choderlos de Laclos. Benché i quattro protagonisti (Ikuko e il professore, la loro figlia ‘in età da marito’ Toshiko e l’amico di famiglia Kimura) siano persone istruite e di un ottimo livello sociale, nelle annotazioni sul diario non c’è mai la minima allusione ad una conversazione di idee: dominano le pulsioni erotiche, con solo brevi accenni alle compere, al mangiare, ai fiori, al 'badare alla casa', alla salute. Sembra singolare, ma rientra invece in una intenzione di astrattezza, che in un’opera letteraria in cui l’attenzione e il desiderio sono esclusivamente rivolti al corpo umano, manchi quasi completamente una descrizione fisica dei personaggi, e quel poco che se ne dice sembra riguardare soprattutto caratteristiche psicologiche. Ikuko del marito scrive che a volte il solo vederlo le dà la nausea e che non può guardarlo a lungo senza provare repulsione. Eppure dice di amarlo, nonostante tutto. Vuole essere una buona moglie compiacente, perché ha avuto una educazione molto tradizionalista; è introversa e tiene nascosti i propri sentimenti. Fa all’amore con il marito al buio, sotto le coperte, senza mostrargli il proprio corpo nudo e senza mai dire una parola. Il professore si rammarica di essere un amante fiacco e inadeguato, che non riesce a soddisfare le voglie smisurate della moglie. Nasce così una idea ossessiva, sadica e voyeuristica che il marito mette in atto parecchie volte. Invitare Ikuko a bere liquore finché non cada svenuta per portarla a letto con l’aiuto dell’amico onnipresente Kimura; durante la notte, poi, con tutte le luci accese, godere della vista del suo corpo e congiungersi con lei, immaginando che non sia del tutto priva di sensi.  Poiché Ikuko durante l’amplesso pronuncia il nome di Kimura, il professore, eccitato dalla gelosia, comincia ad attirare l’amico in un triangolo erotico. Solo in questo modo, e anche assumendo delle droghe che lo porteranno alla morte, il marito riuscirà per breve tempo a soddisfare la grande sensualità della moglie. Il pregio del romanzo è di descrivere con impassibilità e, direi, con castità, la passione erotica e l’ubriacatura per il corpo umano quando esse prevalgono e si dilatano a dismisura coprendo tutti gli altri sentimenti.


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