‘L’amante di Gramigna’, più che un racconto, sembra una leggenda raccolta ‘pei viottoli dei campi’: è una di quelle storie un po’ vaghe, di cui non si conoscono bene i fatti, che la gente racconta con meraviglia, magari arricchendola ogni volta di qualche particolare. Verga la porta come esempio di un suo ragionamento che fa all’amico Salvatore Farina, all’inizio del racconto. Dice appunto che ha voluto raccogliere questa storia dalla voce popolare e che l’ha scritta quasi con le stesse parole semplici e pittoresche usate dalla gente. A Verga non interessa il racconto con un intreccio complesso e avvincente; egli rinuncia a descrivere ‘il misterioso processo per cui le passioni si annodano, si intrecciano, maturano e si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni che spesso sembrano contraddittori’. Verga vuole raccontare ‘il semplice fatto umano [perché esso] farà pensare sempre e avrà sempre l’efficacia dell’esser accaduto davvero, delle lagrime vere, delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne’. Per questo lui cerca nelle sue opere di dare alla vicenda narrata ‘la sincerità della realtà’ e di renderne lo svolgimento armonioso e necessario; così la storia raccontata avrà l’impronta di un avvenimento reale sorto in modo spontaneo come un fatto naturale, e la mano dell’artista rimarrà invisibile. La storia dell’amante di Gramigna sa di leggenda. Peppa, una delle più belle ragazze di Licodia, deve sposare il possidente compare Finu, ‘un giovanotto grande e bello come il sole, che portava lo stendardo di Santa Margherita come fosse un pilastro, senza piegare le reni’. Ma Peppa ha una immaginazione romantica: rinuncia al matrimonio, perché, senza conoscerlo, si è innamorata del brigante Gramigna. ‘Per duecento miglia all’intorno, correva la leggenda delle sue gesta, del suo coraggio, della sua forza, di quella lotta disperata, lui solo contro mille, stanco, affamato, arso dalla sete, nella pianura immensa, arsa, sotto il sole di giugno’. Peppa scappa di casa e si unisce al brigante. L’epilogo è triste, prevedibile e inevitabile.
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