Venendo alla novella ‘Certi argomenti’, benché scritta con una prosa semplice ed elementare, non è un racconto realistico, ma piuttosto una parabola artificiosa, per dimostrare una tesi. E la tesi sarebbe questa: che nei ceti elevati l’amore non esiste: è pura retorica, una infatuazione febbrile che, in certe situazioni di pericolo, può anche spingere a compiere atti di sacrificio e di eroica generosità, ma che, quando l’alone dell’eccezionalità viene a mancare, si spegne e diventa noia. All’Albergo di Russia, a Napoli, il signor Assanti, l’innamorato, uomo elegante e di spirito, dice alla signora Dal Colle, la donna amata, elegante, spiritosa e sfuggente, che veniva ad epoche fisse, come una rondine, da Baden, da Vienna o da Parigi: ‘Entrambi scorrazziamo pel mondo onde fuggire la noia’. E infatti alla metà dell’Ottocento la letteratura europea conosceva bene la figura dell’uomo e della donna benestanti, oziosi e annoiati che cercavano l’amore solo come eccitazione momentanea di una vita senza emozioni. Verga, con questi racconti abbastanza brutti, ha come buttato a mare una zavorra inutile e pesante.
lunedì 21 settembre 2026
'Certi argomenti' di Giovanni Verga. Da 'Tutte le novelle'. Oscar Mondadori, 1969
I romanzi mondano-erotici e le prime novelle di Verga sono in generale considerati dalla critica come momenti di incubazione del suo successivo sviluppo artistico. In molte di quelle opere sono effettivamente contenuti in nuce alcuni dei temi che più tardi diventeranno fondamentali nei romanzi maggiori e nei racconti di vita contadina. Perciò quei romanzi e racconti ‘giovanili’ sono visti come un passaggio necessario e importante della carriera artistica di Verga, e studiati con la lente d’ingrandimento per cogliere assonanze e ricorrenze fra essi e le opere importanti della maturità. Tuttavia in alcuni racconti (per es. in quello intitolato ‘X’, e in questo ‘Certi argomenti’) manca, a mio parere, ogni legame, sia contenutistico che formale, con le opere successive. Ho fatto allora questa ipotesi: che Verga li abbia scritti semplicemente per esprimere, soddisfare, sfogare la sua vena romantico-sensuale tendente al lugubre, senza altre preoccupazioni; e che questa opera di scrittura abbia avuto inconsapevolmente l’effetto di ‘spremere’ fuori della sua personalità, come un elemento impuro, i sentimenti più torbidi e morbosi. Solo questa opera di purificazione culturale, credo che abbia messo Verga in sintonia con il mondo degli umili, dei contadini e dei vinti.
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